Il progetto di Gaia

 

Gaia guardò distrattamente verso la porta del bar e lo vide entrare.  Era un ragazzo bellissimo e per un istante una parte segreta del suo cervello immaginò di baciarlo. Si sentì arrossire e si arrabbiò con se stessa. Non perchè il ragazzo l'avessa vista, ma perche a quel tipo di ragazzi non bisognava darle certe soddisfazioni. Gaia li conosceva: rari ma simili, dotati da madre natura di quei visi in cui ogni difetto contribuisce ad un insieme perfetto, l'aria sicura e un po' spavalda di chi è abituato ad essere il centro di molte attenzioni. Ti si avvicinavano sentendo, come animali da preda, l'odore della conquista. Quelli - pensava Gaia - bisogna farli morire. In un altro momento, si sarebbe alzata, avrebbe percorso il bar come una regina - e Gaia era anche lei molto bella - e gli sarebbe passata accanto, come se non esistesse. Poi avrebbe flirtato con qualcun altro, ma abbastanza vicino da farsi notare. Quindi sarebbe tornata al suo tavolino del bar contando mentalmente i secondi in attesa che lui si avvicinasse. Sarebbe arrivato senz'altro. Lo fanno sempre. A questo punto l'avrebbe liquidato, con piacevole freddezza.

 

Ma adesso non era il momento adatto. Gaia guardò la lista che aveva compilato su una pagina di un quadernetto: doveva fare ancora molte cose. Ci sono sempre molte cose da fare prima di morire.

 

Non è tanto una faccenda di addii, quelli non si fanno. Non si può mica andare da qualcuno e dire: ti saluto perché sto per uccidermi. È piuttosto una questione di riordinare le cose per non lasciare casini.

Il cane, per esempio, ne avrebbe sofferto, e Gaia non voleva che fosse abbandonato o venduto. Il cane si chiamava Napoleone, che di solito diventava Nap. Bisognava trovare una soluzione. Gaia scrisse sul foglio: "Mettera clausola nel testamento di non dare via Nap".

 

Poi c'era suo fratello. Talmente scemo che probabilmente non si sarebbe neanche accorto della sua mancanza. Gli avrebbero detto "Gaia si è uccisa.." " E lui avrebbe risposto: "Oh... e a che ora è la partita?"

 

I genitori erano un'altra cosa. Per loro i figli sono come un investimento a lungo termine. L'aveva detto anche suo padre un giorno: "Cambi pannolini, paghi una fortuna in pediatri e dentisti e poi quando hanno 18 anni ti mandano a quel paese."

Suo padre si sarebbe arrabbiato: lui non amava perdere, né in borsa, né a casa.

 

Sono ingiusta - pensò - loro ne soffriranno! - Gaia sbattè con forza la penna sul tavolo. Ma perchè è tutto così complicato? perchè non si può semplicemente scomparire, senza tutte quelle menate: il funerale, i pianti, le conseguenze? Dopo tutto non sono matta, ho sedici anni e ho fatto le mie scelte. Come uno che dopo una settimana di vacanza decida che ne ha piene le scatole e vuole tornare casa. Voi restate pure con le sdraio egli ombrelloni, io mene vado...

 

Gaia si rese conto di un ombra davanti a sé. Alzò gli occhi e arrossì di nuovo. Lui era lì in piedi. Era arrivato anche senza invito. "Non adesso..." pensò Gaia, ma non parlò. Lui disse una cosa strana: "Ciao Gaia.

 

"Mi conosci?

 

"Sono il fratello di Jan, mi chiamo Bryan

 

"Sei quello che vive con la madre in America?

 

"Si. Sono arrivato da poco, per qualche settimana.

 

"Come hai fatto a riconoscermi?

 

"Jan mi ha parlato molto di te, Mi ha detto che scrivi sempre lunghe liste sui fogli e che frequenti questo bar..

 

Tacquero entrambi imbarazzati, poi il ragazzo riprese: "Mi sembri triste.

 

"Io? - gridò Gaia ridendo forzatamante. "Scherzi? No! Sto ridendo.

 

"Mi sembri triste anche se ridi. Hai bisogno di qualcosa?

 

"Sto bene - mentì Gaia

 

"OK, allora scusa.

 

Insisti - pensò Gaia - ti prego insisti! ma lui si stava già allontanando.

 

A cena quella sera, Gaia spilucchiava il piatto guardando gli altri attorno al tavolo. Suo padre si passava la mano sugli occhi e poi sui capelli: "Incredibile! - stava dicendo - Deficienti! Tre giorni senza rete in ufficio, non ricevo mail, non posso fare niente. Settandue ore mi dicono, settandadue ore per avere un tecnico. E io perdo soldi. Chi mi paga? Poi telefoni al servizio guasti e stai un'ora al telefono con una voce che dice: 'prema il tasto 1', 'se ha le mutande al contrario prema il tasto 2'. Una volta almeno c'era un essere umano, magari scemo, ma un essere umano...

 

Sua madre distribuiva fette di pane: " Venerdì prossimo, devi portare Mattia al concorso. Io non posso. Eppoi ricordati del televisore, bisogna dare il numero di polizza al tecnico che lo fa passare come danno da fulmine."

 

E suo fratello, che aveva rovesciato due volte il bicchiere colmo d'acqua: "L'Ivana oggi è venuta a scuola e aveva un macchia di sangue sui pantaloni.  A che età vengono le mestruazioni mamma?

 

Parlano - pensava Gaia - ma non SI parlano. E se io dico che voglio morire, cosa faranno? "Sono così stanca che ho voglia di morire - disse forte per tastare il terreno.

 

"Cosa vuoi essere stanca! - rispose suo padre sbuffando. - con quello che si fa oggi a scuola. Passate la giornata a mandare messaggini con il telefonino.

 

"Non è vero! - urlò Mattia che aveva dimenticato le mestruazioni dell'Ivana - sono proibiti in classe!

 

Gaia si alzò. "Torno dopo.

 

"Ancora in giro? Maria, dille tu qualcosa! Alla mattina non si riesce a tirarla fuori dal letto. Che vada a dormire presto per una volta.

 

Gaia chiuse la porta e scese le scale di corsa.

 

 

 

Era già buio e aleggiava una nebbiolina sottile. I lampioni avevano attorno un alone luminoso, le strade erano lucide e illustrate dai colori delle insegne riflesse. Gaia si diresse verso il ponte Grande, che attraversava il fiume. Su entrambi i lati si allineavano statue come un picchetto in suo onore.

 

Arrivata la centro del ponte, si sporse sul parapetto a guardare l'acqua nera che scorreva lenta più in basso. Com'era bella quella coperta luccicante, come sembrava vicina e invitante. I rumori della città arrivavano attutiti, sovrastati dallo sciabordio dell'acqua contro i piloni. Gaia sentiva la testa pesante, come se volesse trascinarla in basso. Bastava così poco ora. Così poco.

 

"Non è buon posto per morire. - Disse una voce proprio accanto a lei. Gaia scattò con un urlo. Si voltò a guardare di fianco a sé un uomo appogiato alla ringhiera che guardava lontano verso la nebbia luminosa della città.

Gaia stava per fuggire, ma l'uomo non si mosse. Era vestito bene, ma all'antica. Con panciotto, giacca di lana e un cappello floscio in testa. Accanto a sé aveva appoggiato un bastone da passeggio come non se ne vedono più e portava sul naso un paio di occhialini tondi. E l'uomo parlò di nuovo.

"Il problema è che il nostro corpo è programmato per sopravvivere - disse adagio - Il ponte non è abbastanza alto, l'acqua è profonda, ma lenta, la riva vicina. Ti tuffi e poi annaspi come una cretina. Dopo dieci minuti sei seduta sulla riva, tutta bagnata e la cosa peggiore che può succederti è prendere un raffredore. Non ne vale la pena.

 

"E cosa dovrei fare?

 

"Non lo so, non me ne intendo. Qualunque sia il metodo, dovrebbe essere veloce e indolore. E non darti la possibilità di ripensarci. Credimi, questo fiume ti risputa indietro.

 

"Come lo sai?

 

"Perchè ci ho già provato.

 

"Volevi morire?

 

"Mi sembrava una buona idea.

 

"Anche a me, - disse Gaia sospirando. Ma il vecchio non le chiese perchè e restarono così in silenzio.

 

L'uomo trasse di tasca una pipa e si  mise a riempirla e ad accenderla con cura meticolosa. L'odore speziato del fumo risvegliò ricordi lontani in Gaia, che aveva d'un tratto voglia di piangere.

 

"Immagino che tu le abbia provate tutte - chiese l'uomo tra una boccata e l'altra

 

"Provato cosa?

 

"Le alternative. Morire di solito è l'ultima.

 

"Non ci sono alternative. Sono solo stanca di andare avanti. È troppo faticoso. Oh, potrei farmi, cioè drogarmi - così poi non sai cosa sei e dove ti trovi e tiri avanti. Ma è solo un modo di rimandare.

 

"Vero. - rispose lui attento.

 

"Perchè volevi morire? - chiese a sua volta la ragazza

 

"Per un sorpasso. Un sorpasso inutile e stupido. Mia moglie e mio figlio sono morti e io sono sopravvissuto.

 

"Mi dispiace..

 

"... poi ho capito una cosa: non avevo diritto di morire. La vera punizione è vivere.

 

"Ma io non devo pagare una colpa - disse Gaia quasi a sè stessa

 

"In fondo è la stessa cosa: per motivi diversi si ritiene di non avere più ragioni per vivere. Chi per vergogna, chi per noia, chi per dolore.

 

"Pensavo che avresti tentato di dissuadermi..

 

Il vecchio sembrò riflettere "Credevi che io fossi una specie di angelo salvatore dell'ultimo minuto? Forse dovrei esserlo, ma da tempo non riesco più neanche a portare il peso della mia vita, come posso occuparmi di quella degli altri?  In ogni caso non credo che tu non voglia vivere, semplicemente non ti piace la vita che fai, però ce ne sono mille altre possibili. Di vite... di morte ce n'è una sola.

 

"È come una gara in cui mi obbligano a partecipare. Mi chiedono di vincere e io non voglio neanche esserci.

 

"Ma se non ti piace questa gara, perchè non cambi semplicemente le regole, invece di andartene?

 

"Ma le regole le fanno gli altri!

 

"È un controsenso! sei abbastanza padrona della tua vita da cancellarla, ma non puoi modificarla?

 

"Tu non capisci.

 

"Probabile! ma devi accettare una regola base della vita: nessuno capisce, mai. Tu non capisci i tuoi, tanto quanto loro non capiscono te. Amici, ragazzi, insegnanti, parenti, non possono capire. Neanche se ci provano - e pochi ci provano. Qualcuno può ascoltarti, ma mentre lo fa, confronta le tue parole con il proprio universo: in realtà - nel migliore dei casi - ti offre simpatia, aiuto, consigli, ma non capisce. Anche amare non vuol dire capire, ma accettare persino ciò che non si capisce. Ognuno di noi è meravigliosamente complicato, un insieme di sfaccettature talmente vasto e complesso che dopo una vita non riusciamo neanche a conoscere noi stessi. È presuntuoso pensare che ci circonda possa vedere cosa siamo, cosa vogliamo, cosa ci fa funzionare.

La vita è un'avventura bellissima, per esploratori intrepidi, capaci di stupirsi e lasciarsi sorprendere. Ma è un'avventura fondamentalmente solitaria.

 

Adesso ho parlato troppo, ma sai, una volta ero un insegnante e non riesco a perdere il vizio.

 

Poi, senza salutare, si girò allontanandosi, con il bastone che picchiettava sulle pietre del ponte come il ticchettio di un vecchio orologio.

 

Gaia si diresse verso il centro. Le girava la testa e provava una leggera nausea. Inoltre aveva freddo, poiché se uno sta per saltare da un ponte non si preoccupa di portarsi dietro un giacchettino.

Passò davanti alla sua scuola, a quest'ora silenziosa e buia e arrivò al bar di solito frequentato dagli studenti. Entrò. C'erano pochi avventori per lo più anziani intenti a giocare a carte. e... Bryan che leggeva un libro in un angolo.

 

"Hi - disse lui alzando gli occhi

 

"Ciao, cosa ci fai qui?

 

"Studiavo e poi non avevo voglia di stare a casa, e tu?

 

"Oh io.. avevo un progetto, ma ho avuto dei contrattempi, Ho dovuto rimandare. Passavo di qui.

 

"Vuoi sederti?

 

"Si, ma non farti idee..

 

Lui rise senza negare. Lei si sedette dalla stessa sua parte, sulla panca di finta pelle rossa. Non voleva dare le spalle al vuoto: aveva bisogno di sentirsi protetta.

 

"Com'è l'America ?- chiese Gaia per riempire il silenzio

 

"Come qualsiasi posto, ha le sue regole, pregi e difetti. Va bene, credo.

 

Gaia lo guardò attentamente. Non le aveva fatto domande inutili e non aveva ancora detto una delle solite frasi banali. Forse l'aveva giudicato male.

 

"Tu ci parli con i tuoi? - chiese all'improvviso

 

"Ah - rise lui - i Miei! Mia madre è americana, mio padre è napoletano. Il matrimonio non è durato molto. Mia madre è scappata quando io avevo sei anni, portandomi con sè. Hanno passato anni a litigare e farsi causa. Non ho più rivisto mio padre fino all'anno scorso. E venuto a Chicago e siamo andati a mangiare una pizza. Non è come nei film: dovevo sforzarmi di pensare che era mio padre: in realtà era un estraneo. Mia madre ha un amico che vuole a tutti i costi che io lo consideri mio padre e dice che non sto mai a casa, il mio vero padre mi diceva: 'Non ci vedremo per un po', ma ormai sei un uomo e devi andare per la tua strada ', come se ci  fossimo già visti troppo. Nel frattempo mio padre si è risposato e ho un fratello che quasi non conosco.

 

"E tutto questo non ti...

 

"No, non  mi tocca più. Quello che conta è la mia vita. Beh, avrei potuto avere un infanzia migliore, certo, ma in fondo mi è andata bene. Ho una bella casa, posso viaggiare... L'importante per me ora è riuscire ad entrare all'università. Ah, sai, l'anno prossimo vado per quattro mesi in Cina!

 

"Ci credi nel destino ?  - gli chiese Gaia sovrappensiero

 

"Che le cose accadono perchè devono accadere? Tutto scritto, predestinato?

 

"Circa così...

 

"No, credo solo nelle coincidenze.

 

"Allora anche il fatto che tu eri qui stasera è una coincidenza?

 

"No - disse lui ammiccando - questo si chiama "careful planning" - pianificazione... non so come si dice in italiano.

 

"Ho capito, ho capito. - disse Gaia sorridendo. Ed era molto tempo che non aveva più voglia di sorridere.  Senti  - disse tirandosi più vicina - un ultima cosa: ma se uno non ci riesce a... ad essere indifferente, se certe cose ti toccano fino a che non ce la fai più. Insomma, vale davvero la pena di continuare a prendere fregature? Con i genitori non parli, con i prof figurati, i ragazzi pensano solo a una cosa..

 

"Cosa? - fece lui fingendo stupore

 

Gaia gli diede un pugno "Piantala, sii serio!

Io - disse quasi come se dovesse confessarsi - a volte credo di essere un'aliena. Vedo tutti questi strani esseri accanto a me che si agitano, che parlano, che fanno.. Li vedo al rallentatore come in un film ed ho voglia di fuggire a nascondermi. Tutto mi sembra assolutamente estraneo e spaventoso.

 

Bryan sembrava guardare assorto il gioco del proprio dito sull'orlo del bicchiere. "Non sono molto bravo a spiegarmi, ma mi sembra che saper vedere il mondo dal di fuori sia una forma di potere. Si dice spesso: 'ma quello non si vede?' per deridere qualcuno che si comporta in modo stupido o ridicolo. Il mondo si divide in chi vive e in chi osserva gli altri vivere. Lo psicologo, l'artista, il santone o il filosofo: tutta gente che vede la vita degli altri e dice: no, così non va! vi dico io come si fa a vivere!

 

"Stai dicendo che sono presuntuosa!

 

"Non proprio... sto dicendo che ce ne sono molti che la pensano come te. Prima o poi troverai qualcuno che ti capisce.

 

"Un tizio che ho incontrato dice che nessuno può capire un'altra persona. No! - disse mettendogli un mano sulla bocca - non rispondere. Basta parlare di cose così serie. Adesso ho bisogno di non pensare.

 

Bryan le passò la mano attorno alla spalla, Gaia lo lasciò fare e appoggiò la testa alla sua. Bryan disse adagio: "Il lago Eyre in questa stagione inizia a gelare, dai ponti sul Chicago River si vedono i blocchi frantumarsi e ricomporsi. Dal lago soffia un vento così gelido che, pensa,....

 

Gaia lo ascoltava ad occhi socchiusi. Si faceva cullare da quella voce dall'accento morbido. L'aria era calda e sapeva di  pane tostato e caffè.

 

"Guinzaglio nuovo per Nap" - pensò Gaia quasi in dormiveglia - ricordarsi di aggiungerlo alla lista.

 

 

 

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