A Xanadu di Kubla Khan è volere

Che sia eretta una dimora di piacere:

Dove il sacro Alfeo scorre uguale

In caverne smisurate a ogni mortale

Verso il mare dalle onde nere.

 

Due volte cinque miglia di fertile radura

Furono circondate di alte torri e mura

E nei giardini dai lucenti alvei sinuosi

Fiorivan alberi d’incenso profumati

Foreste antiche come i colli erbosi

Attorno a spazi verdi e soleggiati

 

Oh! romantico impervio abisso inclinato

Sotto i cedri ombrosi  in verdi clivi calante!

Luogo selvaggio sì sacro e incantato

Come mai fu alla luna morente visitato

Da donna in pianto per il demone amante

In questo forra da continuo urlo scossa

Come se la terra in ansiti d’affanno respirasse

Fontana possente sgorgò d’un tratto a forza

Fra subiti scrosci che a tratti genera e smorza

Frammenti enormi come grandine voltata

O come pula di grano dal mietitor trebbiata

E in questa danza di pietre ora e per sempre

Il nuovo fiume sacro si protende.

Cinque miglia serpeggia come un labirinto

il fiume sacro tra i boschi e le vallate

poi giunge alle caverne smisurate

e in tumulto dal mare morto è vinto

E nel fragore Kubla udì lontane

Profezie di guerra e voci arcane!

 

L’ombra della volta dei piaceri

Galleggiò sull’onde alterne;

Risuonò il ritmo dei misteri

Dalla fontana alle caverne

E fu miracolo di raro espediente:

caverne di ghiaccio e gaia dimora lucente.

 

Di una fanciulla con il dolcimelo

Ebbi un tempo visione:

D’Abissinia una fanciulla

Con il dolcimelo si trastulla

Canta del monte Abora.

Potessi ancora ricordare

Quel canto e quella melodia

Con tale gioia mi lascerei afferrare

Da quelle note forti di magia

Quegl’archi lancerei ai venti,

Le gelide grotte, le cupole ardenti!

E chi ascoltasse le vedrebbe presenti,

Tutti gridando: attenti! Attenti!

Occhi di lampo, chiome fluenti!

Tre volte un cerchio attorno a lui preciso,

Chiudi gli occhi, l’animo pio impaurito,

Perché con ambrosia fu nutrito

E bevve il latte del paradiso.

Kubla Kahn

Samuel Taylor Coleridge

Traduzione di Valentino Szemere

 

Samuel Taylor Coleridge (1772 – 1834) è stato un poeta, critico letterario e filosofo inglese. Viene considerato insieme all'amico e poeta William Wordsworth tra i fondatori del Romanticismo inglese, in particolare per la cura e la pubblicazione, nel 1798 del volume Ballate liriche (Lyrical Ballads). Tra le sue opere più celebri si ricordano il poema narrativo La ballata del vecchio marinaio (The Rhyme of the Ancient Mariner), il frammento Kubla Khan e l'opera in prosa Biographia Literaria.

La prima e, credo, unica traduzione italiana di quest’opera che mantenga la metrica originale.

In Xanadu did Kubla Khan

A stately pleasure-dome decree:

Where Alph, the sacred river, ran

Through caverns measureless to man

Down to a sunless sea.

 

So twice five miles of fertile ground

With walls and towers were girdled round:

And there were gardens bright with sinuous rills,

Where blossomed many an incense-bearing tree;

And here were forests ancient as the hills,

Enfolding sunny spots of greenery.

 

But oh! that deep romantic chasm which slanted

Down the green hill athwart a cedarn cover!

A savage place! as holy and enchanted

As e'er beneath a waning moon was haunted

By woman wailing for her demon-lover!

And from this chasm, with ceaseless turmoil seething,

As if this earth in fast thick pants were breathing,

A mighty fountain momently was forced:

Amid whose swift half-intermitted burst

Huge fragments vaulted like rebounding hail,

Or chaffy grain beneath the thresher's flail:

And 'mid these dancing rocks at once and ever

It flung up momently the sacred river.

Five miles meandering with a mazy motion

Through wood and dale the sacred river ran,

Then reached the caverns measureless to man,

And sank in tumult to a lifeless ocean:

And 'mid this tumult Kubla heard from far

Ancestral voices prophesying war!

 

The shadow of the dome of pleasure

Floated midway on the waves;

Where was heard the mingled measure

From the fountain and the caves.

It was a miracle of rare device,

A sunny pleasure-dome with caves of ice!

 

A damsel with a dulcimer

In a vision once I saw:

It was an Abyssinian maid,

And on her dulcimer she played,

Singing of Mount Abora.

Could I revive within me

Her symphony and song,

To such a deep delight 'twould win me

That with music loud and long

I would build that dome in air,

That sunny dome! those caves of ice!

And all who heard should see them there,

And all should cry, Beware! Beware!

His flashing eyes, his floating hair!

Weave a circle round him thrice,

And close your eyes with holy dread,

For he on honey-dew hath fed

And drunk the milk of Paradise.

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