Doom of Exiles

Sylvia Plath

Traduzione di Valentino Szemere

 

Sylvia Plath (Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963) è stata una poetessa e scrittrice statunitense.

 

La prima e, credo, unica traduzione italiana di quest’opera che mantenga la metrica originale.

Now we, returning from the vaulted domes

Of our colossal sleep, come home to find

A tall metropolis of catacombs

Erected down the gangways of our mind.

 

Green alleys where we reveled have become

The infernal haunt of demon dangers;

Both seraph song and violins are dumb;

Each clock tick consecrates the death of strangers.

 

Backward we traveled to reclaim the day

Before we fell, like Icarus, undone;

All we find are altars in decay

And profane words scrawled black across the sun.

 

Still, stubbornly we try to crack the nut

In which the riddle of our race is shut.

Ora tornando dalle cupole voltate

Del nostro sonno immenso ci sorprende

Alta metropoli di tombe celate

Eretta lungo i passaggi della mente

 

Vicoli verdi dove ci dilettammo divenuti

Tana infernale d’insidie indemoniate

Il canto angelico e i violini sono muti

Ogni tocco consacra morti ignote

 

Indietro andammo a riprendere il giorno

Fino a cadere come Icaro, disfatti;

Solo troviamo rovinati altari attorno

Profani verbi vergati sul sole a neri tratti

 

Pure schiacciamo caparbi il guscio arcano

Dov’è l’enigma della nostro andare umano

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