Cristoforo Colombo

 

INTRODUZIONE

Colombo sapeva da sempre che non vi é eroe senza un viaggio in cui consumarsi.

Non cé viaggio senza una regina.

Non esiste regina senza una nuova terra da calpestare.

Non c'e terra senza un orizzonte a cui apparire.

Non c'é orizzonte senza un viaggiatore che lo desideri.

Colombo lo sapeva da sempre ma lo scoprì arrivando.

In verità non scoprì alcunché,  glielo dissero altri.

Lui giunse distratto e lasciò un'orma sulla sabbia bianca e una scia di barca.

Entrambe catturarono la luce per qualche istante, e ne resero i riflessi.

 

Poi - forse - ripresero i rumori, lo stridio degli uccelli, la cantilena della risacca,  le risa di scimmie e bambini,  inconsapevoli.

 

Questo è il suo diario,  o le pagine che restano per quello che si può capire della sua grafia incerta.

La partenza

Ho lasciato un libro non letto

e un letto libero.

Forse un rammarico inespresso.

un affetto maldestro

un amore celato.

Ho lasciato.

E sempre, sia viaggio o sonno,

rimane

qualche piccola vittima

tra le maglie

del tempo tiranno.

E l'affanno

di un dovere rimandato.

 

 

Il sesto giorno

Percorro a volte, nei sogni,

tratti scoscesi con arti impediti.

Melassa invisibile mi lega.

Mi nega

la fuga.

Nuotavo in un'aria tiepida con movenze di delfino.

Da bambino.

Ora non sogno, percorro solo impaziente

lo spazio tra la sera e il mattino.

 

 

 

 

 

 

Ricordando

Fu una donna a svegliarmi.

Strano:

giaceva, ospite, in un mio sogno

e mi scacciò da quello!

Ti amo

mi disse,

e, prima che scomparisse,

mi era sembrata avere

un qualchè di umano.

I denti forse o le unghie

lunghe

di una mano."

 

 

 

La tempesta

Grida con stridore di freni

un uccello che non conosco

L'odore si fa vento e sento

gemere tutto ciò che si tocca

Legno e legno, metallo e legno,

acqua e ferro, vento e stoffa.

Saracinesca, fantesca, tempesta.

Piovono esse, senza che io riesca

a fare ordine,

attenzione!

una febbre mi obbliga

a rimestare consonanti sornione.

Voglio

solo

pace.

Fermatemi la testa!"

 

 

Il dubbio

Certi hanno certezze.

Siedono ben all'indietro,

contro lo schienale, ascoltando

ad occhi socchiusi.

Entrano

nelle stanze portando

aria fresca.

Io parlo  a spire, cercando

di ammansire il lupo di Gubbio

del dubbio."

 

 

 

 

 

Terra

Qualcuno ha gridato "terra!",

un attimo prima  di me.

Io, come spesso,

ero distratto

guardavo lo specchio

dal lato sbagliato.

All'altro capo del viaggio

ho trovato

solo il riflesso

del mio volto stupito.

 

 

 

 

 

Incontro

Io odio quel corpo selvaggio,  quella voce

che nuoce

alle corde vocali, le tradizioni ancestrali

che gli danno radici,

quel loro essere  tanto ignari

da sembrare felici.

Scoprire vuol dire solo

alzare un coperchio, un velo.

Impudico sguardo, sempre.

Io verso il basso, loro verso il cielo.

 

 

 

 

 

Religione

Mi presentava il dorso della mano

le dita tese elencando

i peccati

veniali, capitali,

incoffessati.

Don Qualcosa,

e io vedevo solo la teoria infinita

dei suoi bottoni neri

subito sotto santi scorticati.

Risorgeva

Avvolto da bende candide

le dita unite e l'ansia

di un Mantra.

Triangoli e santi, raggi sulla fronte

e cuori sanguinanti.

Templi sulle cime e tamburi ruotanti

La morte benedetta, mi aspetta:

una vita futura,

o una fregatura."

 

 

Il mostro

E' sorto dalle onde, da acque profonde

un palmo.

Sputa dalle fauci verità diverse.

Vade Retro !

Non tanto per il timore panico,

ma piuttosto

per non turbare

lo sgocciolare delle ore

e il mio piccolo tintinnio quotidiano.

Vede, non é che lei non possa esistere,

ma andiamo!

Se accetti un mostro, poi

dove finiamo? "

 

 

L'Ammutinamento

Si sono ammutinati, i miei marinai,

i miei soldati,

i miei sentimenti favoriti.

Certe piccole ma precise convinzioni

celate tra le pieghe della mente.

Si sente

un vocio insistente

come se si dessero di gomito

in stive oscure

per una notizia sconcertante.

Si sono ammutinati i miei meriti

e sono diventati

i miei peccati."

 

 

Il sogno

Mi sono sognato isola,

giacevo

sull'acqua  senza peso

disteso,

le braccia a croce.

Una voce

gridò "terra!"  e scesero

cento marinai vocianti e mi piantarono in viso

stendardi sanguinanti.

Dettero un nome nuovo

al mio naso e alle mie guance.

E sapevo che avrei potuto

farli fuggire tutti quanti

se solo avessi riso.

 

 

Il ritorno

Porto il mio bagaglio di errate credenze,

di esperienze

di notti insonni e giorni solitari.

Porto le ore contate, inanellate

come grani di rosari.

Porto di mare che mi accoglie stanco

di onde infrante su vecchi moli.

Come é veloce sempre il ritorno!

e come, in fondo, non si ritorna mai! "

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